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Amityville III (1983, Richard Fleischer) – La mia recensione

Ben tornati sul mio blog! Dopo la lunga pausa natalizia, passata tra pandori e qualche maratona cinematografica sotto le coperte (e con Lupin che cercava come sempre di rubarmi un pezzetto di torrone), ho deciso di ripartire col botto tornando a Ocean Avenue. Oggi parliamo di: Amityville III (1983).

Amityville III (1983, Richard Fleischer) – La mia recensione

Dopo aver analizzato insieme il capostipite e quel prequel viscerale di Damiani che tanto ci aveva fatto discutere per il suo squallore familiare, eccoci arrivati al capitolo della “svolta tecnologica”. Devo ammettere che approcciarsi a questo film fa uno strano effetto: siamo nel 1983, Dino De Laurentiis ha fiutato l’affare del 3-D e decide di trasformare la casa più infestata del cinema in un enorme tunnel dell’orrore da luna park. Se il secondo capitolo scavava nei “fattacci” di cronaca, qui la produzione ha deciso di fregarsene della coerenza per puntare tutto sull’effetto “wow” (che oggi, onestamente, fa più sorridere che spaventare).

Titolo Originale: Amityville 3-D

Titolo Italiano: Amityville 3D (The Demon)

Regia: Richard Fleischer

Cast: Tony Roberts, Tess Harper, Robert Joy, Candy Clark, Meg Ryan

Anno: 1983

Trama: John Baxter è un giornalista che ha fatto dello scetticismo la sua missione. Compra la casa di Amityville per sbugiardare la sua leggenda, ma finirà per scoprire che certe porte è meglio lasciarle chiuse.


Livello: Bronzo

Uno scettico tra i fantasmi

Il punto di partenza non è nemmeno male: mettere un uomo che non crede a nulla dentro una casa che è l’epicentro del male. John Baxter (un Tony Roberts che sembra uscito da un film di Woody Allen e catapultato per errore in un horror) è il classico protagonista che vorresti scuotere per le spalle. Mentre tutto intorno a lui cade a pezzi e la gente muore in modi atroci, lui continua a cercare spiegazioni razionali.

Il vero problema però è la regia di Richard Fleischer. Parliamo di un gigante, uno che ha diretto capolavori, ma qui si vede che è un po’ imbrigliato dalla tecnica Arrivision. Invece di concentrarsi sulla tensione, il film è tutto un “guarda cosa ti lancio in faccia”: frisbee, pali di metallo, torce. Guardandolo oggi sul divano di casa, senza occhialini e senza la profondità originale, l’effetto è quello di una giostra un po’ datata che gira a vuoto.

Meg Ryan e quel pizzico di anni ’80

La vera perla, quella che mi ha fatto tenere gli occhi aperti durante i momenti più morti, è stata vedere una giovanissima Meg Ryan. È incredibile come già a vent’anni avesse quel carisma malizioso che l’avrebbe resa una star. Lei e Lori Loughlin portano una ventata di energia “teen” in un film che, per il resto, rubacchia un po’ troppo da Poltergeist, specialmente quando entra in scena l’équipe scientifica con monitor e sensori.

Oltre gli effetti: Il fascino del “Guilty Pleasure”

Nonostante tutto, non riesco a bocciarlo del tutto. C’è qualcosa di profondamente onesto in questo “filmaccio” alimentare. Non ha le pretese di critica sociale di Damiani, vuole solo intrattenere. Alcune sequenze sono girate con un mestiere che oggi ci sogniamo: la scena della macchina rimane una delle più cattive e riuscite della saga, e il finale con quel mostro che sbuca dal pozzo (molto Lovecraft, molto “cosmic horror”) è un tocco di follia che salva la visione.

La mia opinione? Se cercate i brividi veri, tornate al primo film. Se invece cercate un horror leggero, perfetto per una serata nostalgia senza troppi pensieri, Amityville III fa il suo dovere. È un pezzo di storia del cinema di genere che ci ricorda come, negli anni ’80, si provasse a sperimentare con ogni mezzo, anche a costo di risultare un po’ ridicoli.

Voi come lo ricordate? Siete tra quelli che hanno avuto la fortuna di vederlo al cinema con gli occhialini o lo avete recuperato dopo in TV? Fatemelo sapere qui sotto o sulla mia pagina Facebook.

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Pubblicato da nonsolomanga

Sono Claudia, sono una lettrice accanita sin dalla tenera età. Con il tempo ho ampliato l'amore per i libri a quello per i manga nonché anime. Ma sono anche una grande appassionata di film e telefilm e collezionista.

2 Risposte a “Amityville III (1983, Richard Fleischer) – La mia recensione”

  1. Richard Fleischer è un grande regista, ma qui si vede quanto abbia dovuto lottare con il trend del 3D dell’epoca, che oggi risulta quasi nostalgico. Mi è piaciuta molto la tua analisi sul passaggio dal soprannaturale puro dei primi due film a una visione più ‘scettica’ del protagonista. Ho trovato in questa recensione un’analisi molto centrata, che cerca di essere il più oggettiva possibile, senza però tralasciare l’importanza di dire comunque la propria opinione!

  2. Si sente che il film lo guardi per quello che è, con tutti i suoi limiti, ma senza cattiveria. Mi è piaciuto il tono leggero e diretto, da chi sa divertirsi anche con un horror imperfetto e un po’ datato.

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